Le rette e la prospettiva

Ci insegnano, sin dai primi anni di scuola, che le linee da disegnare e da immaginare possono essere di una moltitudine immensa di tipologie.
Le rette sono insiemi infiniti di punti, e si sa che delle cose infinite, in fondo, non si sa poi così tanto e ad ogni modo è sempre una questione di prospettiva.
Adesso immaginate per un attimo uno spazio nero, di indefinita grandezza, in tre dimensioni, su cui si stendono comode coppie di linee bianche. Immaginate adesso di vederle bene, tutte di fronte a voi, in tutta la loro infinita lunghezza.
C’è una coppia di rette poco distanziate, percorrono la strada vicine vicine, senza mai incontrarsi, salutandosi, punto per punto, millimetro per millimetro, chiedendosi se sarà mai possibile stringersi la mano, scambiarsi un abbraccio. Poco più a destra, invece, c’è una coppia di rette incidenti, che si incontrano in un punto solo, uno soltanto. Dipenderà dall’angolo che formeranno la loro vicinanza, anche se il loro allontanarsi è annunciato, ma a loro non basta, vorrebbero potersi incontrare di nuovo, ma è impossibile a quanto pare. A sinistra, invece, si trovano due sinusoidi, che si incontrano in un sacco di punti e si salutano sempre con la stessa allegria.
Adesso, però provate a cambiare di poco prospettiva, punto di vista: le due rette parallele sembrano andarsi incontro, fino ad incontrarsi, ad unirsi in una retta soltanto, così fino all’infinito; le due rette incidenti, invece, se proviamo ad immaginare di vederle da poco dopo il loro piccolo ed infinitesimo punto di incontro sembreranno non essersi mai toccate, sembreranno viaggiatori solitari e stanchi. Le due sinusoidi, invece, provate un po’ ad immaginarle da soli, in tutte le possibili prospettive, da tutti i possibili punti di vista.

Cos’è vero allora? Se non ci si può fidare dei propri sensi, se il mondo che vediamo è condizionato da quello che vogliamo vedere e non da quello che realmente è, cos’è quello spazio nero, pieno di coppie di linee, se non pura illusione?

Viandante era persa per i sentieri infiniti della sua mente, finché non trovò un posto sereno in cui rifugiarsi una volta chiusi gli occhi.
Pensava:” Se chiudo gli occhi vedo un bosco fitto di abeti, alti alti e verde brillante, illuminati dalla luce calda del sole calante. Un lago, poco distante, che dà su una pianura vicino al mare, dove il sole lentamente tramonta, facendosi spazio tra i fondali marini, tingendoli di arancione. Dentro quel bosco si perde e si trova qualcuno vestito di porpora e blu, di quella stoffa leggera che col vento svolazza ed alla luce fa intravedere per pochi attimi la pelle di sotto e qualcun’altro nascondersi tra gli alberi vestito di verde e arancione. Un immensa distesa di verde per cielo, una palla confusa blu arancio per sole”.
E mentre il modo sembrava tremare sotto forti scosse di terremoto, Viandante stava distesa sulle pietre appuntite del molo, tra mare e montagne, ad occhi chiusi, ascoltando il suono delle onde ed immaginando la scatola delle possibilità, perché nulla è impossibile se lo si immagina bene, neanche l’incontro di due rette parallele.

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