L’aquilone

Ci sono cose che ci sconvolgono, cose che appaiono come dei deja vu. Situazioni che vengono a riproporsi nella nostra vita identiche a se stesse, anche se gli attori cambiano.

Il 25 Dicembre di un anno fa Celeste fu abbandonata, non seppe mai perché, fu abbandonata e basta. Quell’ allontanamento inaspettato la colpì come un pugno alle costole, uno di quelli che te le incrina, ma non riesce a spezzarle. Lentamente, molto lentamente, i lividi si riassorbirono e le ferite si rimarginarono, tutto tornò al suo posto, ma niente fu più come prima. Divenne diffidente, cercava di scrutare bene l’indole di chi le si avvicinava, cercava di capire se i cuori che battevano vicino a lei fossero sinceri oppure no.

Così passò quasi un anno, finché non trovò qualcuno con cui credette di potersi aprire. Un amico, un’anima particolare, non come la sua, ma nemmeno tanto diversa. Schivo e diffidente anche lui. Iniziò una bella amicizia, piena di pomeriggi assolati, mare, tramonti e storie. Storie che si intrecciavano le une con le altre, come in una danza antica. Storie che ballavano al ritmo dei tamburi, attorno ad un falò di qualche tribù dimenticata.
E fu così che a raccontarsi storie passarono i giorni, che divennero prima settimane e poi mesi,  storie che facevano compagnia, ma come ho già detto, ci sono cose che si ripropongono identiche a se stesse con unica variazione sugli attori e aggiungerei anche che non esistono storie a lieto fine.
E così accadde ancora, Celeste venne lasciata sola, il 25 Dicembre,  senza spiegazioni.
Questa volta risultò come uno schiaffo in viso, come una di quelle sberle che ti dà la mamma da bambino perché le hai rotto il vaso nuovo o perché hai imbrattato i muri di casa con i pennarelli, di nuovo. Uno di quelli che ti ricorda che non devi più fare qualcosa, che quel qualcosa è sbagliato, o, quantomeno, da evitare.

Celeste non avrebbe mai smesso di chiedersi perché le fosse successo ancora, perché proprio lui avesse deciso di allontanarla dalla sua vita senza preavviso. Un amico non dovrebbe comportarsi così. Uno schiaffo in faccia che risuona come “memento mori”.
Però uno schiaffo è diverso da un pugno, ci metti poco a rimetterti in piedi.
Celeste uscì di casa, testa alta e cuore gelato dal freddo di Gennaio, recitando a mente una vecchia filastrocca:

“Cammina, cammina
sul monte è già mattina.
La Luna è tramontata
e la trama è ormai svelata.
Scendi per la strada
e canta una canzone;
adesso corri forte
e fai volare il tuo aquilone”

Watercolor striped kite air set. Hand drawn vintage kite with clouds and retro design. Illustrations isolated on white background

 

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