Il demone e la strega

C’eri tu, così come c’ero io. Anime salve, in qualche porto oscuro, casa di pirati e fantasmi di insoddisfatti. Eravamo lì a guardarci negli occhi, davanti a quella statua grigia e a quel monte che si ergeva alto come una cattedrale. C’ero io e c’eri tu, legati dalla luna, che per qualche simpatica combinazione astrale spuntava sempre durante i nostri incontri. Era un po’ che non si faceva vedere .
“Luna nuova sorgi ancora, luna nuova o mia signora, sorgi e riportami lei, o dai lei, non importa altro. Lasciami sfiorare il suo volto, lasciami rivedere quegli occhi”. Recitasti questa nenia lenta cento e cento volte, guardando il cielo nero, illuminato da qualche sparuta stella,  l’ oceano era spezzato da un miliardo di onde e gridava forte la tua preghiera al cielo.
Io guardavo il mare che stava disteso a sospirare, il vento era freddo, leggero e freddo. L’ inverno incalzava e mi portava via le forze.
“Selene la rossa, porta calore, torna da me, fallo tornare. Quante volte ancora lo dovrò invocare? ” e lo sussurrai al vento freddo mille e mille volte, sperando che anche tu potessi sentire.
Tu mi invocavi ed io invocavo te.

Una strega e un demone divisi dalla luna che li aveva fatti incontrare.

Lei adesso si nascondeva, maledetta, per tenerci lontani. Eravamo un pericolo: per noi stessi, per il mondo intero e lei lo sapeva.

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