Eclipse- Selene

“Ma tu, la Luna, riesci a vederla?”

No, non ci riusciva. Non riusciva a vederla proprio per niente. Era scesa dalla macchina con il naso all’insù per scrutare il cielo, per vedere la regina incontrastata della notte mentre si cambiava d’abito. Al posto del solito, bianco come il latte, ne avrebbe indossato uno nuovo, rosso fuoco, come la passione, come il desiderio, come il calore, ma lei si nascondeva, si cambiava lentamente, pretendendo un qualche tipo di sforzo per essere ammirata.

“Ho un’idea, saliamo al monte, nel punto più alto della città. Lassù si vedrà di certo.”

Così iniziarono a guidare verso la periferia, verso il Monte della Speranza.

La Viandante, il Giramondo e la Scrittrice guidavano veloci per arrivare in tempo, per riuscire ad ammirare lo spettacolo che Selene aveva preparato per il mondo quella notte. Sarebbe stata l’Eclissi più lunga del secolo, uno spettacolo visibile una sola volta nella vita.

C’era stato un tempo il cui Selene, regina dei cieli notturni, era stata celebrata con miti, leggende e feste maestose, ma quel tempo era passato. Apparteneva ad un mondo lontano, più lento e attento alla natura, apparteneva al passato. Nessuno aveva più tempo per aspettare, nessuno aveva più voglia di sedere su una montagna e celebrare la sua magnificenza in silenzio, e con la giusta dose di devozione.

In cima al Monte della Speranza si rivelò esserci più gente di quanto avessero mai potuto immaginare, tutti quanti presi a fotografare quell’evento così raro, tutti impegnati a guardare nell’obiettivo della macchina fotografica. Lei stava in piedi, sul bordo del piazzale ad osservare il cielo che si mischiava con il mare, e le luci delle barche dei pescatori simili a  stelle terrestri che conferivano al creato un’immensità più vasta del solito. Il Giramondo e la Scrittrice erano accanto a lei, a godersi lo spettacolo, ad ammirare Selene che si accendeva di rosso, irradiando una luce serena e calda.

Mare e cielo, cielo e mare. Luci di stelle e luci di pescherecci.

Cielo e mare, mare e cielo confusi insieme, senza un confine, senza linea d’orizzonte. Era come se quel giorno si fossero accordati per dare a Selene un cielo più spazioso, una reggia più sfarzosa e loro non riuscivano a non perdersi in quell’immensità.

Viandante, nei suoi numerosi pellegrinaggi per il mondo aveva ascoltato varie leggende, tutte molto antiche e dal più svariato contenuto, ma in quel momento le tornò alla memoria una leggenda africana che parlava degli astri e del mare, e quella vastità indefinita blu notte che le si stagliava davanti le riportò alla memoria proprio quel racconto, che recitava così:

LA LEGGENDA DEL SOLE E DELLA LUNA (leggenda africana)
Tanti anni fa il Sole e l’ Acqua erano grandi amici, entrambi vivevano insieme sulla Terra. Il Sole andava a trovare l’ Acqua molto spesso, ma l’Acqua non gli contraccambiava mai la visita. Alla fine le domandò come mai non andasse mai a trovarlo a casa sua. L’Acqua rispose che la casa del Sole non era sufficientemente grande, e se lei ci fosse andata con i suoi famigliari, avrebbe cacciato fuori il Sole. Poi aggiunse: – Se vuoi che venga a trovarti, devi costruire una fattoria molto grande, ma bada che dovrà essere un posto sconfinato, perché la mia famiglia è molto numerosa e occupa molto spazio-. Il Sole promise di costruirla, e subito tornò a casa dalla moglie, la Luna, e le disse ciò che aveva promesso all’ Acqua. Il giorno dopo incominciò a costruire una fattoria sconfinata per ospitare la sua amica. Quando essa fu pronta, chiese all’ Acqua di venire a fargli visita il giorno seguente. Nel momento in cui l’Acqua arrivò chiamò fuori il Sole e gli domandò se poteva entrare senza pericolo, e lui rispose: – Sì, entra pure, amica mia-. Allora l’Acqua cominciò a riversarsi, accompagnata dai pesci e da tutti gli animali acquatici. Poco dopo era già arrivata al ginocchio e domandò al Sole se poteva ancora entrare senza pericolo, e lui le rispose di sì. L’Acqua seguitò a riversarsi dentro, arrivando al livello della testa di un uomo. Così disse al Sole: – Vuoi che la mia gente continui ad entrare?- Il Sole e la Luna risposero: – Sì-. L’ Acqua seguitò ad affluire, finchè il Sole e la Luna dovettero rannicchiarsi in cima al tetto, in breve sommerse anche quello  e il Sole e la Luna furono obbligati a salire in cielo, dove da allora sono rimasti.

Pensò che forse era per questo che il mare, quella notte, aveva deciso di farsi cielo, per restituire alla Luna un po’ di spazio.

Nonostante fosse estate, soffiava vento fresco, quasi sembrava primavera. I tre si strinsero in un abbraccio stretto per riscaldarsi a vicenda. Rimasero così, stretti stretti, sotto quel cielo nero e rosso, e ammirarono, quasi sempre in silenzio, Selene, “la Rossa”. Poche volte diedero spazio alle parole, e quando lo fecero fu sempre e solo per commentare quell’immensità, per rendersi conto di non essere in un sogno lucido, per rendersi conto che erano lì, in quell’istante che si sarebbe cristallizzato in uno dei “per sempre” della memoria, perché impossibile da dimenticare.

L’Eclissi durò fino alla mezzanotte, e  quando Selene tornò vestita di bianco, vergine sorvegliante della terra,  yin nello yang, i tre sciolsero l’abbraccio e andarono ognuno per la propria strada, tra le strade del mondo, scendendo dal Monte della Speranza colmi di calma estatica.

Viandante, Scrittrice e Giramondo.

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