NBC- Lasciami in pace

Meg ha quasi vent’anni e questo è stato il suo mantra per molto tempo. Quante volte ha detto “lasciami in pace” non lo sa neanche lei, non riuscirebbe a contarle neanche volendo. Adesso però non ha più bisogno di ripeterlo, ha educato bene tutti coloro che la conoscono:” Sei un lupo solitario tu” le dicevano.

Però.

Però c’è stato un tempo in cui aveva bisogno di dirlo spesso, sottovoce o gridando forte. Un tempo in cui ogni sua giornata iniziava così, e  lo diceva come se stesse pregando l’universo intero di lasciarle spazio.

Sapeva bene che la colpa era tutta sua, aveva lasciato a tutti e soprattutto a Jack la possibilità di sopraffarla  e manipolarla a piacere. Non diceva mai di no, non diceva mai “Non mi sta bene” oppure “Io voglio fare questo”. Non prendeva mai posizione, questo perchè ogni volta che aveva provato a ribellarsi e sbattere i pugni era finita male, perchè Jack iniziava a sbattere i pugni più forte di lei, ma lui non in senso figurato, ed i muri della casa tremavano sempre più forte. Un giorno, uno di questi pugni le vibro vicino il volto, impattando forte sulla porta alle sue spalle:” Anche stavolta non mi ha colpita… spero non accada mai… anche se con il carattere che si ritrova…” questo pensava, mentre il suo corpo tremava vistosamente e le lacrime le solcavano il volto. E la sua vita andava avanti così, pressata, braccata e stretta in una trappola per orsi. Meg provava a liberarsi, ma… :”ma… ma… ma…” aveva la testa piena di “ma”, piena di giustificazioni per quei comportamenti ingiustificabili. Passava il tempo cercando di convincersi che sarebbe andata meglio prima o poi.

Arrivarono i giorni di digiuno, i giorni dell’inadeguatezza, quelli di silenzio assoluto e quelli di paura, e la paura le invadeva ogni cellula, ogni respiro, ogni movimento, ogni sguardo.

“Non. Riesco. A. Respirare.”

Aveva paura di alzare lo sguardo da terra e vedere il mondo, perchè il mondo era bello e vivo e per Jack era un problema:” E stai bene attenta a non incrociare nessuno sguardo Meg.” Era solo una vittima, uno spettro, un fantasma, e tutto questo per colpa sua, sua e basta.

“Le tue amiche non le devi ascoltare Meg. I loro consigli sono sbagliati, non sanno niente di niente loro. Vedi cose che non esistono, tu sei pazza e non mi rispondere che tanto non mi interessa per niente quello che hai da dirmi.”

Appena Jack ebbe finito di parlare, quando chiusero la chiamata, Meg decise di scendere di casa, senza dirlo a nessuno e di andare – dove non lo sapeva neanche lei – sola, finalmente, dopo anni di prigionia. Finì nel punto più alto della città ed iniziò ad osservarla, in silenzio, facendo i conti con se stessa e con le sue catene. Prese delle forbici e si tagliò i capelli, lanciandoli in aria, facendoli portare via dal vento. In quel momento riprese il possesso della sua vita, fu un attimo, i suoi occhi brillarono come non succedeva da tempo. Era viva, finalmente viva. Scendendo dal monte prese la strada che portava a casa del suo aguzzino, andò a gridargli con tutta la rabbia che aveva represso di lasciarla in pace “Adesso basta Jack.” Ebbe bisogno di ripeterglielo molte volte, lui sembrava non capire all’inizio.

Meg ritrovò la sua scintilla, la sua anima stava ricucendo gli stappi e più ricuciva più brillava. Sembrava una stella del cielo. E mentre ricuciva, andava aggiungendo nuovi drappi colorati e si colorava anche lei.

Adesso Meg non ha più bisogno di dire “lasciami stare”.

Adesso è libera.

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