The Dream

Celeste aveva passato una splendida giornata, una di quelle che non capitano spesso. Sì, era stata una giornata a dir poco memorabile e adesso, già in pigiama, avvolta tra le coperte si andava addormentando lentamente, ripassando ad occhi chiusi le sale di Asgard, il meraviglioso castello che aveva visitato quel giorno.

Dal cielo piovevano

leggeri dei fiori,

li aveva portati il vento

e la luna sul lago

si rifletteva,

guardandoli cader.

il menestrello stava cantando la sua canzone dolce alla luna e Celeste passeggiava per le strade della cittadella sul lago, illuminata dai raggi di luna. La sua armatura era già stata lucidata e l’attendeva nel suo alloggio. I preparativi erano ultimati, l’esercito era pronto, l’indomani sarebbero partiti e avrebbero marciato veloci alla volta di Fenrir. Quanto le mancava la sua città. Era la resa dei conti, ma stavolta non aveva dubbi:

” Hati, perfido zio, non sarà il tuo drago dorato ad intimorirci, noi siamo più forti, NOI RIPRENDEREMO LA NOSTRA CITTA'”

La notte stava per volgere al termine, Celeste pettinò i suoi lunghi capelli biondi ed iniziò ad intrecciare le ciocche, poco dopo le trecce per la battaglia furono ultimate, indossò l’armatura lucente e cavalcò veloce e solitaria, ancor prima che il gallo cantasse, alla volta di Fenrir. L’esercito l’avrebbe raggiunta in seguito, verso sera, avrebbero attaccato a mezzanotte, li avrebbero colti alla sprovvista.

Cavalcava veloce e sulla sua strada si susseguirono fiumi e colline, colline e boschi, boschi e pianure, fin quando non giunse brezza leggera dal mare: l’inconfondibile odore di salsedine l’avvertì di essere finalmente vicina. Si avvicinò alle mura da ovest, dove sapeva esserci una breccia, lasciò andare il cavallo e indossò un lungo mantello verde scuro. Dentro la città si mosse veloce e furtiva e così facendo riuscì ad arrivare a palazzo- ultimo baluardo della resistenza- dove si sarebbe ricongiunta con i suoi cari. Salì veloce l’immensa scalinata nera che portava alla sala del trono, lì trovo sua madre, il volto era pallido e i lineamenti contratti in una smorfia di dolore. Non appena si furono abbracciate ella confessò alla figlia che la battaglia infuriava e mieteva vittime e gli sviluppi non erano dei migliori: i soldati di Hati erano riusciti ad entrare nel palazzo e nell’ala est, nel grandioso salone delle armi, la battaglia era feroce, qualcuno aveva riferito che Hati avesse portato con se il suo drago dorato.

Gli uomini di Celeste attaccarono allo scoccare della mezzanotte, il piano funzionò e lentamente, fendente dopo fendente riuscirono a riappropriarsi della città e del regno. Hati fu sconfitto dal fratello, così come il suo drago, ma malauguratamente tutti coloro che combatterono nell’ala est caddero in battaglia. Quando a Celeste arrivarono queste notizie corse a perdifiato, quando entrò nel salone delle armi si rese conto che il drago aveva distrutto e bruciato tutto, il calore era ancora insopportabile, quasi sembrava di camminare sui carboni ardenti. Intorno a lei solo corpi di soldati, sembrava potessero ancora muoversi, scheletro nero ed interiora di lava bollente. Anche suo padre aveva fatto quella fine… Celeste pianse a lungo e silenziosamente, non era riuscita a riabbracciar…”

Spalancò gli occhi, nel buio della sua stanza, il cuore batteva all’impazzata e aveva la bocca secca:” Era solo un sogno! ” pensò ” Cazzo , è stato pazzesco” !

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