Somewhere

Erano giorni che pioveva.

Erano sette giorni che il cielo aveva sempre lo stesso colore e nessun raggio di sole riusciva ad oltrepassare la coltre di nubi. Intanto pioveva, ancora e ancora, così forte che le strade si allagarono tutte, l’acqua non permetteva il passaggio alle auto. Acqua grigio città.

Aveva avuto molto tempo per fantasticare durante quelle giornate scure, e sicuramente aveva avuto molto tempo a disposizione per guardare la sua serie TV preferita, che raccontava di culture lontane, con dei e dee diversi dal suo e sicuramente molto più combattivi. Per i Norreni l’arcobaleno dopo la pioggia indicava  il ponte bifröst, collegante Ásgarðr e Miðgarðr- dimore di dei e umani- e aveva pensato che fosse un bel modo per individuare un punto di contatto l’eterno ed il mortale.

Mentre beveva un’ enorme tazza di caffè americano, la chiamò Jack:” Meg, forse smetterà di piovere per qualche ora, ti va se passo a trovarti?”

“Certo che mi va!” rispose subito lei, ” Così posso anche raccontarti le nuove leggende che ho scoperto sugli arcobaleni! Quanto sarebbe bello poterne vedere uno, sono anni che non mi capita !”

“Va bene, allora tra una decina di minuti sono da te.”

Jack chiuse di fretta la chiamata ed iniziò a prepararsi di fretta e furia: si lanciò sotto la doccia, si vestì e prese uno specchietto che  aveva sul comodino della sua stanza ed una torcia. Scese di casa, ancora pioveva, ma quanto meno si trattava di una pioggerellina leggera. La bufera si era fermata per qualche istante. Arrivò a casa di Meg e lei lo accolse con un thé caldo ed una fetta di torta al pistacchio. Mentre facevano merenda lei iniziò a raccontargli storie di uomini e dei, leggende di popolazioni antichissime, ponti che univano i mondi, di pentole piene d’oro e squarci nel cielo riempiti di pietre colorate. Lui le lasciò finire i racconti e poi la portò nella sua stanza, ma non accese la luce, le stampò un bacio sulla bocca e le disse:”Siediti con me qui per terra e sta a guardare”. Uscì dalla tasca dello zaino lo specchietto e la torcia, e fece arrivare l’arcobaleno nella stanza di Meg. Era un arcobaleno piccolissimo, proprio davanti i loro occhi, dalla base del muro si alzava per venti centimetri. Era bellissimo.

“Tanto gli arcobaleni non sono altro che effetti ottici” disse ridendo forte, poi guardò Jack e lo strinse forte “Grazie per avermi portato un arcobaleno, è un bellissimo regalo”. Lui la guardò sorridente:” Avevo quasi pensato che non lo avessi apprezzato, scema!”  e rimasero lì, seduti sul pavimento, con la luce della torcia che rifletteva, sul muro bianco, l’arcobaleno ad illuminare debolmente la stanza.

Cosa ho voluto raccontarvi oggi? I regali non devono necessariamente essere dispendiosi, basta che siano fatti con il cuore e tutte le buone intenzioni del mondo.

Basta che siano pensati per far nascere un sorriso.

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