NBC- Granny

Mi sveglio in piena notte, spesso, perché manca lei.

Nel buio della mia stanza preferisco tenere gli occhi bene aperti e respirare profondamente quando mi sveglio di soprassalto. C’è silenzio, fatta eccezione per i respiri ed i sussulti del mio cane che dorme tranquillo accanto a me: probabilmente starà sognando di essere all’inseguimento di qualche leprotto in aperta campagna, forse nei suoi sogni la primavera è già arrivata.

Che poi manca lei, ma le chi è? Voglio provare a raccontarvelo.

E’ andata via qualche mese fa, dalla mia casa, da queste quattro mura, via dal suo vecchio corpo sofferente, ma non dai miei pensieri.  E’ da qualche parte, proprio lì, tra la sua poltrona e la cucina. Con lei è andato via un po’ di ‘900 e probabilmente anche un po’ di fantasia. Mia nonna, negli ultimi tempi, aveva l’aspetto di un bambù troppo nodoso, che ha visto troppe tempeste, provato dal tempo e dalle intemperie.

Il mio Maestro mi aveva spiegato qualche tempo prima che un buon guerriero deve essere come il bambù, ma esso non deve aver visto troppe tempeste, perché avrebbe troppi nodi nel fusto, e provoca debolezza tanto quanto non aver nodi per niente. Lei era stata un guerriero perfetto per tutta la vita, sempre equilibrata e paziente, ma alla luce dei suoi novantacinque anni era diventata fragile, e tutti noi la vedevamo spegnersi. Il giorno in cui se ne andò ci lasciò un sorriso, quasi volesse rassicurarci:”Adesso sto bene”. Camminai a lungo quel giorno, colsi un fiore di gelsomino e tornai a casa per salutarla un’ultima volta.

Nel buio della mia stanza, dopo quasi tre mesi, accanto al mio cane che dorme placido, prendo il cellulare e scrivo un pensiero, che suona quasi come una preghiera, anche se io a Dio non ci credo.

“Quando penso al novecento, al novecento tutto, intendo, non posso non avere di fronte il tuo volto. Quando penso all’amore, quello vero, senza pretese, senza tempo, penso a te. Hai presente le navi alla deriva, le tempeste di sabbia, i tornado? Ecco, tu sei stata la mia guida tra le brutture del mondo, la luce di un faro tra le onde alte del mare in tempesta. Adesso vorrei solo stare col viso appoggiato alle tue gambe e farmi ripetere ancora mille ed una volta che devo stare dritta “Ca sinnò t’attuoittanu l’ossa”, che devo imparare a cucire, riesco quasi a sentire il sapore della pizza che mi preparavi se mi concentro bene. E poi ricordo le storie, dalle quali ho imparato a raccontarne altre. Che donna sei stata tu, anima di drago, anche se vista dall’esterno sembravi quasi di sughero. Buon viaggio”

E scende una lacrima, solitaria, arrivata senza preavviso, nel buio della mia stanza.

donnachecuce

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...