Notebook- Celeste e l’amore

Era una giornata di Luglio come tante, era domenica- le domeniche la stressavano, avevano il sapore di… di noia- ed era appollaiata sul divano, accanto a suo padre che guardava la tv. Nonostante fossero le tre del pomeriggio aveva ancora il pigiama addosso e gli occhi impastati di sonno. Il sole illuminava il soggiorno e rendeva i colori molto più vividi del solito; Nell’aria era come se ci fosse… come spiegarvi? Ecco, era come se ci fosse una strana carica elettrica.

Celeste fu colta alla sprovvista dalla suoneria del suo cellulare, di solito non riceveva chiamate la domenica: era il suo migliore amico, la chiamava per chiederle se avesse visto la sua giacca di jeans:”Probabilmente l’ho dimenticata nella tua terrazza ieri sera, potresti controllare?”. Uscì in terrazza e scostando le sedie ed i cuscinoni sul pavimento cercò la giacca: la trovò tra due vasi, sporca di terra. “L’ho trovata, è un po’ sporca di terra, se vuoi puoi passarla a prendere anche subito” disse Celeste. Marcus ci pensò un po’ e le rispose che sarebbe stato da lei in una decina di minuti.

Lei raccolse i lunghi capelli biondi in una crocchia scombinata, mise un paio di pantaloncini a scacchi, le vans ed una canottiera nera, si sciacquò la faccia e scese a portare a Marcus quella (stramaledetta) giacca. Stramaledetta perché casa sua era a terzo piano, in un palazzo senza ascensore, con i gradini più alti di sempre e lei era ancora mezza addormentata.

Quando aprì il portone si trovò davanti due enormi occhi verde brillante che la guardavano curiosi e lei non poté fare a meno di arrossire violentemente e guardare quel volto che, inaspettatamente, le si era figurato davanti.

“Piacere, Sam”

“P… Pia… Piacere Celeste” disse palesemente in imbarazzo per le guance infuocate. Accanto a Sam sbucò sorridente Marcus, si salutarono e Celeste restituì la giacca.

Prima di risalire a casa, mentre il portone si chiudeva, lento e pesante, si girò come per incrociare lo sguardo di Sam, ma senza troppa convinzione- non si sarà mai girato a guardarmi- pensava;  Inaspettatamente, invece, i loro sguardi si incrociarono per davvero: lui continuava a guardarla, mentre sgattaiolava veloce per le scale, poco prima che il portone si chiudesse.

Ritornò sul divano, aveva una strana sensazione nella pancia; Poco prima era successa una cosa strana: era come se l’energia avvertita quella mattina si fosse concentrata tutta su quel ragazzo. Non aveva mai visto degli occhi così. Mai. Era come se li conoscesse da sempre.

La luce illuminava la stanza, la finestra era aperta, tiepido vento estivo le scombinava i capelli: quegli occhi non li avrebbe mai potuti dimenticare, aveva sentito sussultare il suo cuore per la prima volta nella sua vita.

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