Runaway

“Oggi sono andata in palestra: da oggi ricomincio a muovermi un po’; Però che palle la palestra, che palle muoversi, che palle tutto.”

Questo ho pensato il mio primo giorno di moto dopo tanti anni, e lo pensai anche per molti altri allenamenti dopo quello. Chissà perché abbiamo tutti, almeno una volta nella vita, questa repulsione, quasi patologica per il movimento. Sarà qualche mutazione genetica; Che strana però… A che pro la nostra specie dovrebbe abbandonare il movimento? Il buon caro, vecchio, Darwin penserebbe che ci stiamo indebolendo e che questo, in qualche centinaio o migliaio d’anni ci porterà ad estinguerci, o quasi.
Pensateci bene: se dovesse scoppiare una guerra, o se aveste semplicemente bisogno di scappare via da un pericolo, sareste capaci di correre a perdifiato e scavalcare di slancio una recinzione per pararvi il culo, mettiamo caso, da un rapinatore? Probabilmente no, ve lo dico io, con spassionata sincerità, che nonostante un anno di allenamenti intensissimi non ho ancora acquistato una resistenza sufficiente a correre il più velocemente possibile per più di cinque minuti.
La verità è che pensiamo di non avere necessità di conoscere le regole base della sopravvivenza- tanto vivo in una città tranquilla, non ne ho bisogno- o se pensiamo che sia importante conoscerle, siamo troppo pigri per provare ad applicarle;
Ho iniziato a correre l’estate scorsa, e prima di riuscire a fare più di 1 km senza svenire, con le riserve di energia sotto terra e il fiato in via d’estinzione, c’è voluta una lunghissima riabilitazione: intanto mi sono accorta che tutte le sigarette che avevo fumato dai miei quattordici anni fino a quel momento pesavano sul mio petto come un blocco di cemento- il mio primo, fallimentare, stentatissimo tentativo di corsa finì con un dolore lancinante alla cassa toracica, manco mi avessero appena pugnalata, ed un inverosimile senso di nausea- le gambe reggevano, ma non i polmoni. Dopo essere finalmente riuscita a superare la mezz’ora di corsa senza fare la fine di un pesce fuori dall’acqua, chiesi ad una mia amica- resistentissima lei, 12 km e ancora molte energie a disposizione- di andare a correre insieme. Volevo, avevo bisogno di essere spronata: lei spronava me a correre, io spronavo lei a fare più esercizi di forza. Siamo diventate fortissime: io correvo sempre di più, lei riuscì a fare le sue prime trazioni alla sbarra. Avevamo deciso di voler essere in grado di sopravvivere. Poi non mi è più bastato, ho iniziato a desiderare sempre di più un’alternativa alla fuga: non voglio essere una preda, o almeno non voglio risultare come Titti che scappa da gatto Silvestro; Ho deciso di imparare a difendermi, a farlo per me, per avere una possibilità in più.

E voi? Volete restare placidamente sul divano o provare a diventare qualcosa di più?

run

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