Senontipiacefalostesso

Penso che sia la linea di pensiero della mia generazione, un filo rosso che ci lega al girone infernale del menefreghismo. Non si ha più cura o attenzione per niente e per nessuno. “Tutto è in me, con me ed in me!”, manco fossimo il padre eterno.

Immaginate questa scena: siete al supermercato, smartphone in mano ed occhi incollati allo schermo, e girando l’angolo vi scontrate contro un carrello strapieno- carrello di un neopapà che, bimbo in braccio, palesemente in difficoltà, sta contemporaneamente allattando e cercando di tenere il carrello fermo senza fare cadere il bimbo- al posto di dirgli:”Scusi se l’ho urtata, ha bisogno di una mano?” con buona probabilità non vi accorgereste di tutto il contorno focalizzandovi soltanto sul fatto che vi siete schiantati contro un carrello e porcaputtana questo imbecille poteva organizzarsi meglio.

Non avreste visto il bambino, ne lo sforzo che quell’uomo stava facendo.

Così accade anche nelle relazione più intime: io voglio questo, tu vuoi quell’altro e se non ti sta bene, tanti cari saluti, se vuoi ti mostro anche la strada per andare a fanculo, l’ho indicata così tante volte che quasi mi fa male il dito; Questo indistintamente, non importa se in amore o in amicizia.

C’è stato un tempo in cui si prestava più cura alle persone: c’era più pazienza, più ascolto, più tempo. “Tutto a suo tempo” diceva mia nonna:”C’era un primo tempo dedicato agli sguardi, un secondo alle parole, un terzo alle azioni”. Nessuno di questi tre momenti contemplava la fretta, erano in un posto preciso nello spazio-tempo e diciamolo francamente, noi nel tempo e nello spazio sembriamo viverci il minimo indispensabile. Siamo bravi solo con gli animali, e a volte nemmeno con quelli; Parlo di animali perché quasi ognuno di noi, nella sua vita, ha avuto almeno un cane, gatto, coniglio, pappagallino o pesce rosso, al quale ha dedicato del tempo.

Con le persone questo non lo facciamo, con le persone è più difficile, si deve avere molta più pazienza ed una profondissima capacità di ascolto. Noi siamo abituati al “tutto e subito”, del vivere “d’istinti” e “d’istanti” e questo ci rende distanti. Che poi non ci fa nemmeno bene: e daglie con mal di schiena, cervicale, emicrania, dolore lancinante ai trapezi e muscoli supertesissimi; siamo la gioia di qualsiasi fisioterapista. “Oggi devo fare così tante cose che non so dove incastrarti”; ALT, secondo te stiamo giocando con i lego, a tetris ? No perché se è così quanto meno mi organizzo di conseguenza!” – aspetta, ma stiamo per caso facendo a chi ce l’ha più lungo?- Bho.

In ogni caso è come se chiamassimo le persone senza sapere il loro nome, o come se non sapessimo come pronunciarlo.

SENONTIPIACEFALOSTESSO, CHE GRANDISSIMA CAGATA.

carrello-spesa.

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